Grotte di Castelcivita
Piazza Umberto I - 84020 Castelcivita (Salerno)
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Le grotte
L'ingresso delle grotte, è caratterizzato da una grande caverna, seguita da gallerie, saloni, strettoie, pozzi, che si rincorrono e si sovrappongono tra bellezze e colori altamente suggestivi. I risultati magici dell'erosione dell'acqua si manifestano in modo più evidente nella caverna Bertarelli, di immense proporzioni, nella zona dei pipistrelli, nel "Deserto", oltrepassato il quale si arriva alla sala del "Principe di Piemonte", una vera cupola da dove si imbocca la caverna "Boegan". Oltre il "Viale del Tempio", ricco di colonne, e dopo la biforcazione dell'"Orrido", si raggiunge il "Battistero", il lago "Sifone", il "Salto dei Titani" per raggiungere il lago "Terminale".

L'ingresso delle grotte si apre su un ampio piazzale, alle pendici occidentali dei Monti Alburni, sulla destra del fiume Calore e a 94 metri sul livello del mare. Superato il cancello d'ingresso, la volta s'innalza e si è colti da un senso di sgomento. La grotta è un susseguirsi di gallerie, saloni, strettoie e pozzi, che si rincorrono, si sovrappongono, sprofondano in salti e paurosi baratri dove l'orrido e il fantastico si alternano in un arcobaleno di colori, dando vita a particolari unici nel loro genere: limoni, il viso di un cherubino, i grappoli d'uva, il grande presepe e la Pagoda. 
La Grotta, riveste particolare interesse per gli enormi saloni, duomi, corridoi e ampie gallerie, tutti meravigliosamente addobbati da una straordinaria dovizia di concrezioni dalle forme più svariate che la natura ha saputo creare. Ai piedi di una parete calcarea si erge l'ingresso che invita ad intraprendere un suggestivo e particolare viaggio nelle più profonde viscere della terra, colorato da verdi rupi. 

Dopo pochi metri di percorso vi è la caverna detta del Guano, rappresentante una bocca circolare ed immensa; proseguendo il viaggio incontriamo gallerie, pozzi, strettoie la cui esplorazione infonde un'irresistibile curiosità. Più avanti vi è una grande caverna intitolata alla guida Luigi Vittorio Bertarelli, in cui si innalza in perfetta verticale una meravigliosa colonna e, vicina ad essa, un'elegante stalagmite. Il tutto è sovrastato da numerosissime stalattiti imitanti motivi architettonici di grande interesse. Nella zona dei pipistrelli si notano delle concrezioni più scure perché corrose da sostanze acide; di qui si giunge nel Deserto la cui pavimentazione si presenta sabbiosa e pianeggiante. Oltre il Deserto si perviene alla grande Sala Principe di Piemonte particolare per la presenza di una colonna costituita da eleganti elementi a disco orizzontali. Nella galleria detta Boegan invece lo spettatore si trova dinanzi ad un maestoso palcoscenico costituito da colonne stalagmitiche e centinaia di stalattiti riuniti armoniosamente in uno spazio limitato. Vari oggetti dell'età paleolitica, scoperte negli ultimi anni, fanno pensare che la Grotta sia stata abitata ininterrottamente dall'età della pietra fino all'età del ferro. Oltre a ciò che è stato descritto sino ad ora, la grotta presenta altre innumerevoli motivi naturali degni di altrettanta importanza.

La storia 
Le grotte, principale vanto di Castelcivita, offrono un incantevole paesaggio sotterraneo che si snoda per 4200 metri. La forza dell'erosione e della corrosione dell'acqua sui calcari del Cretaceo Superiore (periodo che segnò la scomparsa dei dinosauri) sono qui documentate in tutta la loro maestosa potenza. Reperti fossili testimoniano che le grotte costituirono un primo e sicuro rifugio per l'uomo nel Paleolitico superiore (all'incirca 40.000 anni fa). Esse sono il vanto del Parco del Cilento e Vallo di Diano; rappresentano l'immagine viva di uno spettacolo sublime che non può essere descritto e la cui bellezza può essere verificata solo visitandole.

La mitologia
Le grotte di Castelcivita, un complesso speleologico di indubbio interesse, situate alle pendici dei monti Alburni, in provincia di Salerno, a pochi passi del fiume Calore, rappresentano un patrimonio, dal punto di vista naturalistico e geomorfologico, ancora non completamente valorizzato, con notevoli potenzialità inespresse. Un paesaggio surreale e fantastico, ricco di colori, concrezioni, stalattiti e stalagmiti dalle forme più strane e più varie, alimentano la fantasia. La suggestione, e quell'alone di mistero che da sempre ha circondato le grotte. Caverne imponenti come basiliche, adorne di colonne e guglie candide come la neve, obelischi e pinnacoli, e trine intessute da dita di fate continua la descrizione del giovane speleologo, di queste grotte dette "del Diavolo", di cui si ha una prima descrizione in una pergamena del 1781; sono poi state chiamate di "Spartaco" dal nome del gladiatore che, ribellatosi al proprio Imperatore, pare si fosse rifugiato da quelle parti. Successivamente dette "Norce" dal nome della donna amata dal guerriero romano; poi "Principe di Piemonte", in onore di Umberto II di Savoia, che venne in visita nell'agosto del 1932. 
 
Il Sito archeologico
Sin dall'età preistorica, l'antro iniziale della grotta fu intensamente frequentato da gruppi di cacciatori e raccoglitori paleolitici che lo adibirino a ricovero stabile, come sembrerebbero indicare una ricca serie di reperti archeologici in pietra e osso, recuperati nel corso di ripetute campagne di scavo avvenute negli anni Settanta.

Testi gentilmente concessi da:



Agriturismo Domus Laeta
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Hotel San Gerardo
Via del Santuario - 83040
Caposele (Avellino)
Hotel La Collina
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Oliveto Citra (Salerno)
Agriturismo La Sfruscià
Località San Martino - 84020
San Gregorio Magno (Salerno)
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Via Seliano - 84063
Capaccio (Salerno)